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22 luglio 2018, ore 21

FASCISMO MON AMOUR

tratto da Miles Gloriosus di Plauto

Il 24 luglio, la nuova produzione di Fabio Morgan per Progetto Goldstein, FASCISMO MON AMOUR, uno spettacolo teatrale di Leonardo Ferrari Carissimi, tratto dal Miles Gloriosus di Plauto per la prima volta in scena con la Compagnia del Teatro dell’Orologio, una commedia degli equivoci al tempo stesso amena e brillante come il miglior teatro romano, una commedia che dietro le sue vicenduole tiene nascosta, nemmeno troppo bene, una critica violenta nei confronti dell’impero in disfacimento.


Agusto Romano viene incoronato consoled’Abissinia. È stato spedito in Africa dopo un periodo infruttuoso e fallimentare come “regista” presso L’istituto Duce di Roma. Suo padre, un importante gerarca del Fascismo parlamentare, per salvare suo figlio dall’odio antifascista che si sarebbe scatenato di lì a poco, decide di parcheggiarlo in una colonia italiana in Africa.
Augusto, inconsapevole di tutto, spadroneggia in quest’oasi e viene gabbato da tutti i personaggi che gli gravitano attorno, che nutrono nei suoi confronti dei meri interessi economici e di status.
Augusto però è un animo gentile che vive il pesante complesso di non essere all’altezza della
situazione e vaga per la colonia in preda ad un delirio che altalena tra imitazioni del comico galateo fascista e la vuota passione per il cinema.


Perché Fascismo mon amour.


Augusto è convinto di trovarsi in Abissinia per girare un documentario sull’efficienza dell’imperialismo fascista in Africa del Nord. Ad accompagnarlo in questa disavventura c’è l’operatore Serafino, un ebreo francese in fuga, che si prende gioco con estremo cinismo del suo padrone indifeso. Ed è proprio Serafino a suggerire il titolo Fascismo Mon Amour per il documentario.

Filomena, per ragioni politiche, è costretta a ricoprire il ruolo dell’amante di Augusto. L’amore però la lega a Livio Bettarini, un aviatore emiliano, fascista per sciagura d’anagrafe, che prova una comica e spropositata ammirazione per gli Stati Uniti d’America.
Filomena è segregata nella tenda del console Augusto e vive la sua vita in una sorta di isolamento coatto. A vegliare sulla sua esistenza da reclusa c’è Rocco, un soldato partenopeo ottuso ed ostinato. Accanto però c’è un’altra tenda. È quella di Amir, una locanda coloniale frequentata
unicamente da soldati fascisti. Amir, convinto dal denaro di Livio, trova un modo per mettere in collegamento le due tende in modo da permettere ai due fidanzati di incontrarsi di nascosto.
La commedia ha inizio con Rocco che scopre Livio e Filomena in effusioni amorose.
Lo svolgimento segue il dictat della commedia degli equivoci al tempo stesso amena e brillante come il miglior teatro romano, una commedia che dietro le sue vicenduole tiene nascosta, nemmeno troppo bene, una critica violenta nei confronti dell’impero in disfacimento.

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